Prunus salicifolia - Capulin

Prunus salicifolia (Kunth) - Capulin  

Tutti noi conosciamo le ciliegie, ed i proverbi che ad esse sono legate, tra questi, “una ciliegia tira l'altra”, a dire cioè che quando ci si mette a piluccare ciliegie non si finirebbe mai. Chi coltiva le ciliegie sa anche che non avendo le condizioni ideali ed il corretto bilancio di impollinatori ed impollinati, (molti lamentano che un albero singolo di ciliegio fiorisce, ma non produce frutti), la fruttificazione non è così facile.....

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C'è una ciliegia diversa che abbia condizioni vitali diverse?  Bene una “ciliegia” diversa (e parecchio) c'è, anche se non è una ciliegia è però qualcosa di abbastanza vicino, è il Capulin.

Il Capulin è originario del Messico meridionale, in zone calde ed aride, ma anche relativamente fresche, come sulle montagne; in epoca precolombiana è stato il ciliegio degli aztechi ed è giunto fino alle Ande, sempre in quota , sui monti, all'equatore fino a 3400 m di quota. Si trova in tutta la fascia andina che va dal Messico fino al Perù, Equador, Bolivia e Colombia., è invece più raro nelle piane calde ed umide del Venezuela e dell'Amazzonia, dove invece sono più frequenti la Pitanga, la Jaboticaba, e la Acerola.

Il Capulin ha però un vantaggio, essendo pianta di montagna resiste abbastanza al freddo, o almeno resiste in inverno a temperatura fino a -12°C, e quindi, a differenza delle precedenti citate, è di facile coltivazione anche in molte zone italiane.

Il capulin è un albero alto 10-15 metri, con tronco eretto e rami ascendenti, come il ciliegio, ma con rami terminali sottili che finiscono con l'incurvarsi e diventare penduli (come le amarene); l'altezza può essere gestita facilmente con opportune potature a più limitate dimensioni. Le foglie sono semi-persistenti di forma simili al ciliegio, leggermente più grandi come dimensioni e di consistenza un poco più coriacea. In inverni tiepidi (come possono verificarsi nel nostro estremo sud) le foglie possono permanere, mentre al nord sono normalmente caduche. Il portamento arborescente non evita che, alcune varietà, siano molto pollonifere, (tendenti a fare nuovi getti dalle radici) così come accade con le amarene, creando alla fine un piccolo bosco (questo naturalmente se l'albero non è innestato o è innestato su franco della stessa specie; se è innestato su altra specie il comportamento delle radici seguono le caratteristiche di questa ultima).

I fiori sono del tutto analoghi a quelli del ciliegio, ma sono raccolti in un racemo (grappolo)  pendente che raccoglie, su uno stelo rettilineo con un corto picciolo, fino a 40 fiori bianchi. Il tutto è molto decorativo. Non tutti i fiori vanno a frutto, per ogni grappolo solo 4-8 fiori si trasformano in frutto, gli altri abortiscono e cadono.

I frutti sono come le ciliegie, tondeggianti con diametro di 15-30 mm, hanno buccia un poco più spessa del ciliegio, di colore rosso, (dal rosso cupo al rosso rosato fino al giallo secondo varietà, ma più frequentemente rosso); come i fiori i frutti hanno un picciolo corto fissato allo stelo del grappolo; la polpa è verde fino al verde chiarissimo, giallina o rosata. Il frutto porta un seme del tutto analogo a quello del ciliegio, che è normalmente fertile. La polpa ha il sapore delle ciliegie;  in qualche caso, dato che le varietà reperibili nel nostro paese non sono particolarmente selezionate, è stato lamentato un sapore un poco astringente soprattutto se il frutto è immaturo, a frutto ben maturo la polpa è dolcissima.

L'interesse per questo tipo di “ciliegia” è quello della notevole resistenza al caldo ed all'arido., evitando comunque di sfruttare eccessivamente la sua qualità di sopravvivere in ambiente povero, spesso vantata per questa pianta, (è possibile che sopravviva in ambiente davvero povero, ma è difficile che in tale ambiente fruttifichi in maniera adeguata) sembra possibile invece sfruttare la capacita di un maggiore margine alla siccità, per il suolo si accontenta di pH neutro o leggermente acido, soffre di clorosi in suoli alcalini. Per contro la minore capacità di resistenza al freddo, non sembra essere un grosso problema per la maggior parte dei terreni di pianura o di mezza collina del centro e del sud ed anche in buona misura del nord Italia. Essendo pianta di luoghi scoscesi e dilavati, ritengo non sia adatta a luoghi con terreno troppo asfittico e non ben drenato. La maturazione nei paesi di origine è comunque “estiva” anche se in ambiente di montagna equatoriale o tropicale può dare più fruttificazioni all'anno. La riproduzione per seme è agevole, non assicura la conservazione delle caratteristiche della pianta madre, (data la notevole variabilità genetica delle rosacee), ma la notevole selezione già effettuata in epoche preistoriche nei paesi di origine è possibile abbia segregato interessanti caratteristiche, ed inoltre, in modo più  “sperimentale”, la riproduzione per seme può essere un interessante tentativo.

Nei paesi di origine sono state selezionate diverse varietà, ma allo stato attuale tali selezioni non sono ancore state distinte nel nostro paese, per cui si trovano più facilmente semplici “piante di Capulin” senza migliore definizione. Si citano comunque alcune varietà:

Ecuadorian: frutto grande di colore verde, polpa verde chiaro, 3 cm di diametro, buono, senza astringenza.

Fausto: frutto di media grandezza 2,5 cm , sapore dolce ed aromatico, molto buono, matura tardi (settembre).

Harriet: Pianta nana, frutto porpora scuro-nero da 1,8 a 2,5 cm, abbastanza buono, qualche volta un po’ astringente, polpa nettamente verde.

Lomeli: Frutto grosso, da 2,5 a 3 cm, leggermente astringente, grande produttore.

Altre varietà sono state individuate come discreti produttori, o come ottimi portainnesto, per la stessa specie o per il normale ciliegio. Dato l'ambiente di origine si ritiene non particolarmente necessaria la stratificazione essendo probabilmente sufficiente la semina immediata alla raccolta (in ambiente non eccessivamente freddo), o la conservazione artificiale in ambiente umido (in frigorifero da 10 a 4 gradi) per i climi dove la temperatura del suolo può essere troppo bassa. La pianta risulta essere autofertile.

Le piante di Sergio Carlini