Jojoba

 

jojoba 

Chi non ha letto Moby Dick di Melville, il racconto della epica lotta tra l'uomo e gli elementi? E' anche l'allegoria dell'uomo in lotta con la natura e se stesso, e con il grande capodoglio, la forza bruta, il grande cetaceo dal gigantesco capo. In realtà la caccia al capodoglio, al di fuori delle mitologie epiche è stata una storia tragica per il povero cetaceo che ha rischiato seriamente di estinguersi, e forse neppure per un motivo glorioso, più certamente lo “spermaceti” il mitico “olio” (in realtà una cera) di consistenza semi solida così simile al sebo umano, contenuto in enorme quantità nel capo del cetaceo è stata la base dei cosmetici di tutto l'ottocento ed anche oltre. Era costosissimo, perché molto richiesto, e quindi dava enormi guadagni ai cacciatori di capodogli; la caccia è stata spietata, fino a quando la rarefazione delle prede, più ancora che l'emergere di una coscienza ecologica ha dato sollievo al povero animale. Ora finalmente la caccia al capodoglio è improponibile, vietata.

Si è proceduto nel frattempo in qualche maniera con lanolina ed altri grassi in sostituzione per la cosmesi, ma nulla che potesse eguagliare le qualità di stabilità ed affinità dello spermaceti. Non c'è dunque nulla da fare? Niente paura,  c'è Flora che provvede; in natura le piante che producono oli sono numerosissime, altrettanto non è per quelle che producono cere a lunga catena, ancor meno, o forse ce n'è solo una che produca una cera veramente identica al sebo umano. Questa pianta è la Jojoba, la pianta del deserto,  che ha posto fuori rischio, finalmente il capodoglio.

La Jojoba (Simmondsia chinensis Link) C. K. Schneid., famiglia delle Buxacee, (per alcuni delle Simmondsiacee)  originaria del Messico meridionale, della Arizona degli Stati Uniti, e di zone limitrofe, è una pianta del deserto caldo ed arido. La pianta è un arbusto legnoso alto da uno a due metri, ma spesso in ambiente povero e roccioso non supera gli ottanta centimetri. Ha foglie opposte ovali (3-4 cm di lunghezza), coriacee e piuttosto carnose, di colore verde azzurrato, le foglie sono coperte da una patina chiara di consistenza cerosa a funzione di protezione (pruina); la pianta è dioica, quindi esistono piante a fiori maschili ed altre a fiori femminili. I fiori sono molto piccoli giallo verdastri, poco vistosi in ambedue i sessi. Per avere semi, ovviamente, occorrono le piante dei due sessi. La impollinazione in buona parte è anemofila, cioè legata alla diffusione recata del vento; dato che il sistema è poco efficiente il polline deve essere prodotto in quantità enorme, ha comunque proprietà adesive ed è piuttosto pesante quindi non vola molto lontano, ha mostrato caratteristiche allergeniche in persone predisposte. Le piante femminili producono bacche che contengono tre semi molto simili nella forma ai semi di arachide.

La storia della pianta e dei semi di Jojoba è legata agli uomini che da millenni hanno abitato i territori del Messico prima dell'arrivo dei bianchi, i nativi O'odham, dai bianchi chiamati Pima, che vivono nella stessa zona della pianta, da cui raccoglievano i semi, e che usavano la cera di Jojoba per ungersi la pelle ed i capelli, a protezione del sole del deserto, e per curarsi le ustioni. O'odham significa il popolo del fiume, quando gli spagnoli chiesero (in spagnolo) ai nativi: “chi siete?” questi risposero: Pima!  Il che in linguaggio O'odham, significa; Non so, non capisco!  Questo a significare che non avevano capito la domanda, invece gli spagnoli mostrarono di non aver capito la risposta, dato che soddisfatti dissero: hanno detto che sono Pima....  I Pima contadini e raccoglitori, mai stati guerrieri, sono gli unici nativi americani che riuscirono a difendere in qualche modo i loro diritti quasi senza fare vere guerre, ed ora continuano a vivere lungo il fiume, nelle loro riserve negli Stati Uniti ed in Messico, e godono di discreto benessere, anche se sono afflitti, negli Stati Uniti, da problemi di salute, soprattutto diabete (quasi il 30% della popolazione), ed altre malattie da cattiva alimentazione per eccesso di carboidrati e di grassi saturi, recati direttamente dal cibo spazzatura (patatine, hamburgher) dei bianchi. La questione è incontrovertibile, lo stesso ceppo dei Pima al di là del confine, in Messico, che vivono in ambiente più povero e che hanno dovuto conservare per forza di cose la dieta “povera” originaria degli antenati, non sono affetti. I semi di Jojoba sono normalmente raccolti al suolo caduti dai frutti aperti, nei paesi di origine i Pima raccolgono direttamente dalle piante selvatiche.

Dalla macinazione e spremitura dei semi di Jojoba si ottiene una cera semi solida (è un estere e non un olio) a lunga catena, la cera ha odore oleoso grato e delicato, ed è di colore giallo chiarissimo; è enormemente stabile, perfettamente affine al sebo umano, anzi per uso cosmetico è di certo superiore allo spermaceti. Sono assolutamente di rilievo gli utilizzi chimici industriali (lubrificanti, solventi, inchiostri, ecc.), la cera può essere metilata per produrre carburanti bio-diesel.. La cera non è tossica, ma se è assunta come cibo è assolutamente non commestibile, attraversa inerte il sistema digerente ma, per la sua natura untuosa, compromette seriamente il sistema digerente provocando disturbi intestinali e dissenteria.

La pianta è stata estesa in coltivazione in molti paesi a clima caldo ed arido, in America, Africa ed Australia. La sua coltivazione ha ancora possibilità di ampi sviluppi, dato che i paesi con climi secchi e caldi sono molti. Nel deserto messicano le notti limpide sugli altopiani sono gelide, anche in estate, quindi la pianta sopporta il gelo, cioè qualche grado sotto lo zero. Con suolo caldo la riproduzione per semi è agevole, la crescita è piuttosto lenta, la pianta è molto longeva.     

Le piante di Sergio Carlini