L'odorata ginestra, pianta contenta dei deserti e simbolo di re

Comuni in tutta l'Italia, dal mare alle zone alpine, durante l’inverno le ginestre si confondono con il resto della vegetazione, ma nei mesi primaverili ed estivi si individuano con facilità sia per il profumo intenso che emanano, che per la colorazione giallo vivo, che conferisce al paesaggio un’atmosfera particolarmente suggestiva.

La ginestra odorosa (Spartium junceum L., (dal greco Σπάρτιον = “corda” e dal latino junceum = “di giunco”) era già nota sia agli antichi Greci e Romani che la coltivavano appositamente per attrarre le api e produrre un miele delicatamente profumato, per usarne la corteccia, particolarmente ricca di tannini, per la concia delle pelli, ma soprattutto per impiegarla come pianta da fibra. La stessa etimologia dei termini greco e latino sta a confermare la tradizionale utilizzazione della sua fibra nella produzione di stuoie, corde, e manufatti vari.

Questa attività si perpetua ancora oggi con una lavorazione che permette di ricavare dalle vermene, i ramoscelli giovani, non solo fibre tessili ma anche una pasta cellulosa dalle buone caratteristiche qualitative e meccaniche incredibilmente resistenti e flessibili.

Nella letteratura antica, della ginestra odorosa parlano il botanico e filosofo greco Teofrasto (IV/III sec. a.C.) e il naturalista romano Plinio il Vecchio (I sec. d.C.). Plinio credeva addirittura che, per il colore giallo splendente dei fiori, simbolo del Sole e, per analogia, del suo omologo nel mondo minerale, l’oro, le ceneri del ginestrone (Ulex europaeus), della ginestra dei carbonai (Sarothamnus scoparius) e della ginestra di Spagna (o comune o odorosa, Spartium junceum) contenessero il prezioso metallo.

In epoca medievale in Europa, la ginestra non aveva un particolare valore e i rami e i rigetti legnosi venivano adoperati unicamente per fabbricare scope o ramazze. Ma nel XII secolo in Inghilterra, da quando re Enrico II, e prima di lui suo padre Goffredo V d'Angiò il Bello, iniziarono a utilizzare un ramo di ginestra come simbolo araldico, ricevendo così il soprannome di "Plantageneti" (dal termine planta genistae, pianta di ginestra), essa assunse un'aura di nobiltà.

Peraltro, in lingua celtica e gallica in particolare, la ginestra si dice balanos, che oltre a rappresentare etimologicamente un'analogia conil termine balai, scopa (in francese spazzare si dice balayer), è un termine consonante all'aggettivo belenos, che significa splendente ed era l'appellativo dell'Apollo celtico, divinità discendente da un antico dio dei Norici (abitanti di una zona corrispondente all'odierna Austria centrale), legato al chiarore della luce e alla trasparenza delle acque.

Nativa dell’area del Mediterraneo, la ginestra cresce in zone soleggiate fino a 1.200 metri di altitudine. Predilige terreni aridi e sabbiosi, ma si adatta anche a quelli argillosi, purché esenti da ristagni idrici. Per il suo adattamento anche a suoli poveri e la sua spontaneità, nel linguaggio dei fiori e delle piante la ginestra simboleggia da sempre la modestia e l’umiltà (e non la gelosia nonostante il colore ….) e nel Medioevo ispirò San Luigi IX, re di Francia, a fondare l'Ordre du genest.

Il simbolo dei cavalieri appartenenti all'Ordine era un collare formato da una catenella ornata alternativamente da un fiore di ginestra e da una placca d'oro quadrata, dove era inciso un giglio. Alla catenella era sospesa una croce d'oro tempestata da fiordalisi su cui era scritto: Exaltat humiles. Cento cavalieri dell'Ordine della Ginestra servivano nella Guardia Reale.

Nelle leggende cristiane però la ginestra non sembra essersi particolarmente distinta, anzi. Non offrì riparo alla Sacra Famiglia durante la fuga in Egitto, rifiutando di proteggere il Bambino per paura che i soldati le dessero fuoco (contrariamente a ciò che fece l'ispido ginepro) e per questo venne condannata a strisciare sulla collina; e secondo una leggenda siciliana fu maledetta anche da Cristo perché, mentre il Signore stava pregando nell'orto di Getsemani, le fronde della pianta, percosse dal vento, attirarono l'attenzione dei soldati che riuscirono così ad arrestarLo. Gesù la punì castigandola a fare sempre rumore mentre brucia e forse anche per questo motivo, nel linguaggio popolare, la ginestra viene spesso chiamata “frusta di Cristo” .

Nella tradizione letteraria italiana la ginestra era del tutto assente, fino a quando Giacomo Leopardi, lo rese protagonista della sua lunga lirica intitolata proprio con il suo nome. Quella cantata dal poeta è la ginestra del paesaggio vesuviano di cui il poeta non sottolinea il colore o l’aspetto solare, ma mette in risalto il profumo. Testimone vegetale di una città scomparsa sotto l'antica eruzione del Vesuvio, l'umile ma persistente ginestra, “contenta dei deserti”, diventa anche simbolo della permanenza della natura e dell'impermanenza dell'uomo e delle sue civiltà destinate inesorabilmente a finire.

di Maura Andreoni