Il frassino: forza e dolcezza racchiuse in un albero

 I frassini sono piante della famiglia delle Oleacee che comprende circa 65 specie di alberi o arbusti a foglie decidue originarie delle zone temperate dell'emisfero settentrionale. Il termine italiano deriva dal latino fraxinus che ha la stessa radice di fragor (schianto, fracasso) e di fractura (frattura) e il legame semantico che emerge nel termine latino si può comprendere considerando il fatto che in Grecia il frassino era consacrato a Poseidone (il Nettuno dei Romani), dio dei mari ma anche dei sismi che il dio provocava quando veniva offeso e si sentiva ignorato (Plutarco, Moralia 406).

In greco il frassino si chiamava bumelìa, da bu che significagrande” e melìa, l'albero propriamente detto. Senza il prefisso, il solo termine melìa indicava una specie ben precisa, l'orniello (Fraxinus ornio).

Melìa era anche il nome delle ninfe che abitavano proprio gli alberi di frassino: il poeta greco Esiodo (VIII-VII sec. a.C.) racconta che Urano generò i Titani dalla Madre Terra Gea dopo aver cacciato nel Tartaro i Ciclopi, i figli che gli si erano ribellati. Per vendicarsi, Madre Terra convinse il più giovane dei Titani, Crono, ad evirare il padre con un falcetto. Così avvenne, ma le gocce di sangue sgorgate dalla ferita la fecondarono e Gea in questo modo generò le Erinni, i Giganti e infine le Melìadi, immagini greche della Triplice Dea del frassino (Es. Teogonia 133-187).

La mitologia greca racconta invero di due ninfe di nome Melìa: una, figlia di Oceano, altro Titano figlio di Gea e Urano, amata da Apollo e un'altra, sempre figlia di Oceano, ninfa del frassino appunto.

Sempre secondo Esiodo, dal frassino discendeva la terza stirpe di uomini, quella “di bronzo” dopo quelle “d'oro e argento”, “spaventosa e violenta” (Es. Le opere e i giorni 143-156), e non è un caso che il poeta accosti il bronzo al frassino, perché entrambi erano simbolo di durezza: le armi degli Elleni (il nome originario degli abitanti dell'Ellade ma più in generale gli antichi Greci) erano di bronzo con manici di frassino; di frassino era l'asta della lancia di Aiace Telamonio, re di Salamina, il più valoroso tra gli eroi greci dopo Achille; ed era fatta di questo legno anche l'asta della lancia di Achille (Omero, Iliade XVI 139-144) che, nella sua mano, sarebbe diventata l'arma micidiale che avrebbe ucciso Ettore dopo la morte di Patroclo (ib. XX XXII, 225).

D'altronde è risaputo che il legno del frassino è robustissimo e nello stesso tempo leggero e flessibile. In passato era impiegato per la realizzazione dei raggi delle ruote dei carri agricoli a trazione animale e per la realizzazione di archi. E tutt'ora vi si fabbricano racchette da sci, eliche, vari utensili per giardinaggio, manici per martelli, strumenti musicali e molti altri oggetti che richiedono un legno forte e resistente.

Ma torniamo al termine greco dell'orniello “melìa”: ha la stessa radice di méli che significa “miele” e non si deve confondere con milos, il tasso, la cui velenosità è ricordata anche da Teofrasto, filosofo e botanico greco del IV/III sec. a.C. (Teo. III, 10, 2).

L'accostamento tra miele e frassino non è casuale perché l'orniello è anche detto “albero della manna”, una linfa viscosa e zuccherina che i Greci chiamavano “il miele dell'aria” o il “miele di rugiada”.

La manna evoca ricordi biblici: nell'Esodo Mosè narra infatti che i figli di Israele, fuggiti nel deserto dall'Egitto, vennero tenuti in vita dalla manna, un alimento caduto dal cielo (Es. XVI, 13 e seg.) ma la manna prodotta dai frassini non è la manna biblica, che oggi si ritiene essere un lichene appartenente al genere Lecanora che, seccato dal sole, veniva trasportato dal vento ricadendo poi al suolo sotto forma di scaglie biancastre.

Nell'antica farmacopea tutte le parti dell'albero erano molto considerate per le sue virtù rinfrescanti, depurative ed emollienti. In più, Dioscoride, medico, botanico e farmacista greco del I sec. d.C. riferisce che il frassino aveva anche potenti effetti medicamentosi contro i morsi dei serpenti. Concetto ripetuto dal naturalista Plinio (I sec. d.C.) che scrive che i frassini, considerati alberi dal legno in praetio (pregiato), “hanno un tale potere che i serpenti non ne sfiorano nemmeno l’ombra […] e ne fuggono lontano”. (Plin. Nat. Hist. XVI 24-29).

di Maura Andreoni