La cipolla, bulbo caro a dèi e uomini

Probabilmente i bulbi della cipolla (Allium cepa L.) e di altre piante della stessa famiglia (Liliaceae o, secondo schemi tassonomici più recenti Amaryllidaceae) furono usati come cibo fin dalla più remota antichità come testimoniato da alcuni semi ritrovati, insieme a quelli di fico e noccioli di dattero, in insediamenti dell'età del bronzo risalenti al V millennio a.C.. A quell'epoca però non sembra che fossero ancora coltivati.

Le testimonianze archeologiche e letterarie suggeriscono invece che la coltivazione potrebbe aver avuto inizio circa duemila anni dopo, in Egitto, dove fu anche oggetto di culto per la sua forma sferica e i suoi anelli concentrici che richiamavano alla vita eterna.

Resti di cipolle furono ritrovati all'interno della tomba del faraone Ramesse IV (ventesima dinastia, II millennio a.C.) e addirittura all'interno delle sue orbite oculari, ma curiosamente la pianta non era consacrata a Iside, dea della maternità, della fertilità e della magia, perché secondo un mito, peraltro giudicato inattendibile da Plutarco, la dea l'avrebbe ripudiata dopo che il suo pupillo Dyktis morì affogato a causa di un cespo di cipolle che aveva imprudentemente tentato di raccogliere precipitando così nel fiume (Plut. Mor. 353, F).

Nell'antica Grecia, invece, la cipolla era consacrata alla dea Latona, figlia dei titani Febe e Ceo e madre di Apollo e di Artemide, perché quando era rimasta incinta solamente le cipolle riuscivano a stimolarle l'appetito.

Culti a parte, essa era anche la base della dieta degli operai che costruirono le piramidi o le altre grandi opere egizie. Lo stesso Erodoto, storico greco del V sec. a.C., ricorda di aver rinvenuto sulla piramide di Cheope un'iscrizione che riferiva di quanto era stato speso in ravanelli, cipolle e aglio per dar da mangiare a chi aveva lavorato alla sua costruzione: ben 1600 talenti d'argento (Her. II, 125, 6).

Anche in Grecia e a Roma i contadini, gli operai e di tutti quanti svolgessero lavori pesanti, compresi gli atleti, i soldati e i gladiatori (che se ne strofinavano il corpo anche per rassodare i muscoli) mangiavano cipolle in grandi quantità, poiché si credeva che alleggerissero il sangue e aiutassero a vincere la fatica. Nelle commedie di Aristofane (V/IV sec. a.C., cfr. Acarnesi, Pace) c’è più di un accenno alla cipolla come simbolo del rancio dei soldati, della durissima vita che conducevano e dell'esaltazione, nel contempo, delle semplici gioie che si possono godere in tempo di pace, quando si è finalmente liberi dall’elmo e dalla razione quotidiana di formaggio e cipolle.

I Pitagorici del VI sec. a.C. le rifiutavano perché crescevano quando la luna era calante (simbologia infera) e perché, secondo loro, eccitavano la sensualità. Questa credenza è satiricamente ricordata anche dal poeta Marziale (I sec. d.C.): : “Quando hai moglie vecchia e membro molle, altro non ti resta che mangiar cipolle” (Mart. XIII, 34). E che fosse un alimento collegato in qualche modo alla riproduzione lo sottolinea anche lo scrittore greco Ateneo di Naucrati (II/III sec. d.C.), quando riporta che, secondo le usanze matrimoniali dei Traci, un cesto di cipolle faceva parte dei doni più simbolici portati alla coppia (Deipn. IV, 131).

Nella sua “Interpretazione dei Sogni”, Artemidoro di Daldi (I/II sec. d.C.) riferisce che se un uomo sano sogna una cipolla è un cattivo auspicio, ma se chi la sogna è malato significa invece che presto guarirà (Oneir. I, 69).

Al pari dell'aglio, la cipolla era ritenuta molto efficace contro i malefici, ma bisognava raccoglierla proprio in fase di luna calante, quando essa stessa era sottratta all'influenza malefica di Ecate, divinità psicopompa, e del suo corteo di demoni.

Contenendo glucidi, lipidi, protidi, sali minerali, oligoelementi, zolfo, vitamine, fibre e flavonodi, èun toccasana per la salute ed è preziosa nella cura della pelle. Tutte queste proprietà le sono state riconosciute dalla medicina dei tempi più antichi: basti pensare che la cipolla appare citata come medicamento nel papiro di Ebers, risalente al 1550 a. C. circa e che nel "De salubri diaeta" della scuola ippocratica (V/IV sec. a.C.) viene ricordata come purgante. Anche i medici Dioscoride (I sec. d.C.) e Galeno (II sec. d.C.) consigliavano la cipolla nell'alimentazione quotidiana in quanto diuretica e disintossicante e, se usata topicamente sul cuoio capelluto, farebbe ricrescere i capelli.

Nonostante tutte queste proprietà benefiche, però, la cipolla ha suscitato anche simbolismi negativi: essendo formata da strati sovrapposti, nell’esegesi biblica diventò simbolo di doppiezza e ipocrisia e, poiché al taglio irrita gli occhi, del dolore prodotto dal peccato.

E per finire una ricetta a base di cipolle, tra le tante lasciateci da Apicio (III sec. d.C.), che sembra uscita da un raffinato ricettario contemporaneo. Si tratta della “Patella Lucretiana”, dove Apicio utilizza il bulbo fresco e non essicato come succede per molte altre preparazioni:

Pulire le cipolle e tagliarle a fette non troppo sottili, in un tegame versare 4 cucchiai d’olio e due bicchieri d’acqua, quando inizia a sobbollire aggiungere le cipolle, cuocerle a fuoco moderato e a metà cottura unire i filetti di pesce sotto sale e mescolarle alle cipolle ormai quasi cotte. A cottura quasi ultimata, aggiungere alla zuppa un cucchiaio di miele, un cucchiaio di aceto e cospargere di origano.” (Ap. Coq. IV, 2, 25).

Bene sapiat !

di Maura Andreoni