Un ricordo di Paola Gastaldo

    La cosa più bella, oggi, sta nel toccare con mano che niente si perde. Se guardiamo il vialetto delle piante officinali, tanto caro alla Paola, non solo vediamo che c'è ancora, ma lo troviamo anche più ricco di allora. Tutto che continua, tutto che va avanti, tutto che si moltiplica.

    Mi sembra importante pensare, nel caso della Paola, che più che di un ricordo si tratta di una presenza: a me capita tutti i giorni; tutti i giorni inciampo in questa sua ingombrante, decisa, presenza. Come quando dovevo preparare un intervento da direttore qui o nei Giardini  e lei aveva sempre la parola giusta, il suggerimento adatto, la strigliata doverosa e, specialmente, una eccezionale volontà che, giorno per giorno, si muoveva a realizzare lo scopo prefisso.

   Vedeva lontano, la Paola, e qualunque fosse l'ostacolo che trovava lungo il suo cammino, riusciva ad andare avanti con una costanza silenziosa e martellante: lo sa bene il professor Bignardi, per il vialetto delle piante officinali….

   E le sue fatiche, tante volte premiate da risultati così belli, erano dettate dall'amore: per una persona, per l'Orto Botanico, per i Giardini Hanbury, e tantissimo per gli studenti. Nessuno sapeva fare lezione come la Paola: Lei parlava e insieme disegnava, e tutto in quell'ora era vivo, come per un colloquio che coinvolgeva gli studenti e avvicinava loro le piante con una freschezza senza pari.

   E, dicevamo, i Giardini Hanbury: un impegno totale, senza tregua, in un contesto difficile ed entusiasmante, nel quale Paola Gastaldo dava il suo apporto insostituibile per le decisioni, l'organizzazione, i rapporti con il personale e con l'esterno. Ancora oggi la sua presenza è attuale, nei Giardini, e il suo nome è accolto con un sorriso da chiunque conosca un po' a fondo le vicissitudini di allora.

   Più silenziosa, ed anche difficoltosa a causa di tutti gli impegni che non permettevano di svolgere un compito continuo, c'era la ricerca. Paola Gastaldo avrebbe voluto dedicarsi molto alla ricerca, che insieme avevamo condotto prima che altri incarichi arrivassero a strapparci dal laboratorio; aveva intuizioni e perseveranza, sapeva muoversi con intelligenza nel mondo dell'indagine fisiologica così come aveva studiato quella tassonomica. Perché la sua mente, estremamente aperta, era pronta a qualsiasi avventura, andava a fondo ogni volta con la vivacità di un pensiero nuovo, incapace di adeguarsi passivamente a sentieri già battuti. Così la ricerca continuò sino alla fine della sua vita, come motivo costante che la accompagnava anche quando la salute le permetteva di lavorare solo con il pensiero, ma non le impediva di dare il suo contributo prezioso ai collaboratori.

   Del resto, ogni cosa che fosse lavoro è stata portata avanti da Paola Gastaldo sino all'ultimo. Gli esami per gli studenti di Farmacia quando non aveva quasi più voce, la consegna dei diplomi, che ha richiesto un faticoso viaggio in pullman fino a La Mortola, tutto correva con semplicità, come se non fossero stati possibili né una sostituzione né un rinvio. Aveva ragione, infatti: non erano possibili.

 

Paola Profumo