Viaggio a Lampedusa

2018 Lampedusa TaccioL’isola è lo spazio più aperto che ci sia, sembra chiusa dal mare da tutti i lati ma il mare non chiude, anzi…”

Questa frase di Andrea Camilleri, ben caratterizza l’ultimo giorno di permanenza a Lampedusa, durante il quale prendemmo accordi con la Sig.ra Paola affinché ci facesse da guida nella visita al cimitero di Lampedusa.

Cullati dalla sua voce morbida e modulata, nonostante il forte vento, entrammo nel cimitero come si potrebbe entrare in una delle tante grotte che caratterizzano il territorio lampedusano, lontane da ogni terra e affacciate sopra un mare aperto.

Credo che la maggior parte di noi europei, e in generale da tutti coloro che non vivono su questa isola, abbia avuto modo di ascoltare le tante drammatiche storie di immigrazione solo attraverso la cronaca e in modo superficiale.

All’interno di questa “grotta” Paola ha saputo catturare la nostra totale attenzione con la naturalezza istintiva e ragionata di chi, con rispetto, benevola compassione e sensibile partecipazione, si occupa di dare speranza alla vita e di dare misericordia alla morte in maniera attiva e diretta.

Siamo usciti dal cimitero ammirando una lucertola di Malta che, serena, si scaldava al sole sbucando da una fessura all’altezza del cancello.

Grazie a Paola, abbiamo compreso che la vera accoglienza si pratica ascoltando ed entrando in sintonia diretta con le tante persone che cercano di toccare questa meravigliosa isola circondata da un mare che i Lampedusani sanno tenere “aperto” a prescindere da ogni pregiudizio, proprio come si apre la propria porta di casa alla speranza e alla vita.

[…] un seme assume le mille e più bizzarre forme che la natura conosca […]

Questa frase è tratta da una lettera letta da Silvia Cama, responsabile del Progetto P’orto di Lampedusa dell’associazione Terra, durante la conferenza su Semi e Biodiversità.

Per chi, come il nostro gruppo, è sensibile alla difesa della biodiversità intesa come bene universale, sociale e come motore di sviluppo locale, poter assaggiare i frutti seminati, custoditi e raccolti dentro questi Orti comunitari, ascoltando gli intenti di chi opera dentro il progetto, è stata sicuramente un’opportunità formativa e indimenticabile. Tutto ciò ci ha fatto sentire, per quanto possibile, parte attiva della comunità e abbiamo provato gratitudine per la protezione, la messa in sicurezza e la riqualificazione del territorio di un’isola che contiene tesori inestimabili nella sua fragilità geologica. L’isola, con la sua gente, ci ha reso partecipi, senza retorica, di una lotta portata avanti al fine di contrastare sconsiderate scelte politiche (compatibili solo con specifici interessi privati) che tolgono speranza a chi crede in un bene pubblico che porta dignità al territorio, e alle persone in generale.

Porto con me alcune sensazioni.

Una, più superficiale: gli Orti comunitari da un lato sono delimitati da un muro, lungo una strada costellata da casette basse. Ho notato persone affacciate alla finestra, altre sulla porta d’ingresso delle case. Vivere di fronte agli Orti è un benefico privilegio, perché significa, in questa stagione poter godere di una distesa di fiori gialli, ammirare gli ortaggi rigogliosi e respirare il profumo delle tante erbe aromatiche.

Un’altra, più intensa, legata al lavoro sul campo, senz’altro duro, eseguito da persone che hanno la volontà e la possibilità di dedicare il loro tempo alla cura e alla coltivazione della terra.

A queste persone va tutta la nostra ammirazione.

Noi, in quanto botanici, appassionati di botanica e soci dell’Associazione Amici Orto Botanico di Genova, siamo stati testimoni di un territorio, quello di Lampedusa, che ci è apparso come un’isola vestita da una ricchissima biodiversità, patrimonio di interesse turistico e riteniamo che questa terra debba essere protetta e valorizzata nei modi più opportuni, secondo le necessità dell’isola e degli isolani.

Grazie a tutti quelli che abbiamo conosciuto e a quello che l’isola ci ha fatto conoscere: alle oltre duecento piante, alle sue coste, al suo mare aperto e ai suoi approdi che ci invitano, bordesando, bordesando, a ritornare. Ricordo che Mario Calbi, nel suo intervento durante la conferenza sui Semi e Biodiversità, paragonò la pianta cactiforme Caralluma di Lampedusa, vista con incanto presso qualche stazione protetta solo su questa isola, a un’opera di Leonardo da Vinci. Come dargli torto!?

di Laura Bianchi